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Tamponi gratuiti ai portuali – Paga l’azienda al posto del lavoratore. Per evitare disservizi

News | 13 Ottobre 2021 | Daniele Compagnone

Le aziende portuali paghino i tamponi ai propri dipendenti anche se la legge non lo prevede. E ciò allo scopo di evitare disservizi. Lo mette nero su bianco il Ministero dell’Interno con circolare protocollo numero 1530/117/2/1 dell’11 ottobre scorso, che è stata inviata ai prefetti e al dipartimento di pubblica sicurezza. Il documento di prassi è volto ad affrontare le problematiche derivanti dall’obbligo di certificazione Covid al lavoro.

In realtà, la circolare menziona una riunione di coordinamento interministeriale convocata dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, nella quale è stata affrontata la problematica delle attività «nel settore dei servizi essenziali», dei trasporti e dell’«ambito portuale».
Il nodo, infatti, è proprio qui: tra i portuali si annida una grossa fetta di lavoratori no green pass, che minacciano di bloccare il porto di
Trieste, primo in Italia per traffico merci, e il pericolo è fondato, se si considera che il 40% dei dipendenti del porto non è vaccinato.
Le imprese si sono rivolte al governo con l’auspicio di trovare una soluzione. Il risultato è però riassunto da questa circolare: «in considerazione delle gravi ripercussioni economiche che potrebbero derivare dalla paventata situazione anche a
carico delle stesse imprese operanti nel settore, si è raccomandato, altresì, di sollecitare le stesse imprese acchè valutino di mettere a disposizione del personale sprovvisto di green pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti».

Poco prima, il Ministero suggeriva alle aziende di richiedere al proprio personale di comunicare, con il necessario preavviso, il possesso o meno del green pass, ai sensi del dl 139/2021: «sicché ciò rende possibile superare eventuali criticità tali da incidere sull’organizzazione del lavoro».
Ma cosa fare per le aziende portuali, per le quali «l’incidenza di eventuali defezioni dovute alla mancanza di green pass è suscettibile di determinare una grave compromissione dell’operatività degli scali», e in generale le società attive nei trasporti o negli altri servizi essenziali, nei casi in cui non sia possibile un monitoraggio puntuale delle defezioni, per la presenza di un fronte no green pass nutrito e agguerrito?

Su questo, il Ministero ha le idee chiare: i prefetti sollecitino le imprese a «mettere a disposizione del personale sprovvisto di green
pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti».
Ma se i tamponi sono «gratuiti» per i lavoratori, chi li paga?

Ovviamente le aziende stesse, perchè le «gravi ripercussioni economiche che potrebbero derivare» dalla compromissione dei
servizi essenziali sono «a carico delle stesse imprese operanti nel settore».
Davanti al rischio di un blocco dei servizi essenziali, nonostante la legge escluda che i tamponi siano a carico dei datori di lavoro, pagare i tamponi ai no green pass, secondo l’amministrazione dell’interno, è il male minore.

Daniele Compagnone

Italia Oggi del 13.10.2021 – pag. 37

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