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Stop al comporto solo con Cig a zero ore

Giurisprudenza | 29 Giugno 2021 | Daniele Compagnone

Lo stato di malattia non rileva ai fini del suo trattamento economico e del computo del comporto solo e unicamente nel caso in cui questo si sovrapponga a un periodo di cassa integrazione a zero ore, ossia nel caso di integrale sospensione dell’attività lavorativa nell’azienda, filiale, reparto al quale è addetto il lavoratore; diversamente, nell’ipotesi di riduzione oraria, l’assenza per malattia determina il normale decorso del periodo di conservazione, in caso di assenza, del posto di lavoro previsto dal ccnl di settore, con la conseguenza che al suo scadere, il lavoratore è legittimamente licenziabile. É questo il principio affermato dal Tribunale della Spezia, Sezione Lavoro, il quale con la sentenza n. 189/2021 dd. 22 giugno 2021 ha rigettato il ricorso del lavoratore che aveva impugnato il recesso datoriale sulla base dell’argomentazione per cui, al momento dell’irrogazione del licenziamento, il comporto non poteva dirsi ancora maturato in quanto il periodo di CIG, rectius FIS, fruito dalla società datrice avrebbe dovuto essere escluso dall’ammontare dei giorni di assenza. Nello specifico il ricorrente, caduto in uno stato di profonda depressione anche per gravi lutti familiari, entrava in malattia e non riprendeva più servizio fino a quando in data 8 giugno 2020, decorsi 236 giorni di assenza complessiva, gli veniva comunicato dalla datrice il licenziamento per superamento del periodo di comporto (stabilito dal Ccnl di settore in sei mesi). Il giudice spezzino, appurato, sulla base della documentazione dimessa in atti dalla società e non contestata con allegazioni specifiche da parte del lavoratore, che l’azienda non era stata interessata da una sospensione totale dell’attività lavorativa, bensì da una riduzione oraria, ha stabilito, anche richiamando l’indirizzo contenuto nel messaggio Inps n. 1882 del 30 aprile 2020, come nel caso concreto il decorso del periodo di comporto non
potesse essere sospeso nei giorni di godimento del FIS per Covid-19. Ha precisato in ogni caso il Tribunale adito che, quand’anche dal periodo di assenza fossero stati sottratti i giorni di fruizione del FIS, la tesi del ricorrente non avrebbe potuto comunque
trovare accoglimento in ragione della circostanza per cui lo stesso aveva erroneamente computato i giorni interessati dall’utilizzo dell’ammortizzatore sociale.
Ricorda, invero, il giudicante che, secondo quanto enunciato dal messaggio Inps n. 2101, le giornate interessate dal periodo di sospensione si calcolano moltiplicando il numero di settimane per i giorni di lavoro di ciascuna settimana avendo riguardo alla modulazione oraria prevalentemente osservata dall’azienda.
Nel caso concreto, essendo l’orario lavorativo organizzato su 6 giorni settimanali, non già su 7 come sostenuto dal lavoratore, anche scomputando dai 236 giorni conteggiati dall’azienda ai fini dell’intimazione del licenziamento i 54 giorni (6 giorni per 9 settimane) di FIS Covid-19, il periodo di conservazione del posto di lavoro può dirsi comunque raggiunto e superato. Di qui la piena validità del licenziamento irrogato dalla società datrice e il rigetto il ricorso promosso.

Daniele Compagnone
Italia Oggi n. 151 – pag. 30  del  29.06.2021

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