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Regione FVG INDICAZIONI PER IL RIENTRO AL LAVORO NELLE ATTIVITA’ NON SANITARIE

Emergenza COVID | 6 Maggio 2020 | Studio Legale MC

Buongiorno a tutti, 

trasmettiamo in allegato le INDICAZIONI PER IL RIENTRO AL LAVORO NELLE ATTIVITÀ NON SANITARIE emanato dalla Direzione Centrale Salute, Politiche Sociali e Disabilità della Regione Friuli Venezia Giulia lo scorso 30 aprile.

Lo scopo di questo documento è quello di fornire alle aziende operanti sul territorio della Regione Autonoma una chiave di lettura e delle linee guida per l’adozione delle misure di sicurezza previste dal Protocollo d’Intesa sottoscritto il 24 aprile da Governo e Parti Sociali per la riduzione del rischio di contagio da Covid-19 negli ambienti lavorativi, di cui vi abbiamo ampiamente parlato nelle comunicazioni dei giorni scorsi. 

Tra gli aspetti più rilevanti del documento in parola, vi segnalo quanto previsto in merito all’individuazione dei lavoratori a maggior rischio di contagio dal virus. 

Il citato Protocollo nazionale prevede che il Medico Competente informi, nel rispetto della normativa sulla privacy, il datore di lavoro di eventuali situazioni soggettive, determinate da diversi fattori quali l’età o la presenza di patologie pregresse, che potrebbero rendere un determinato lavoratore maggiormente esposto al rischio di contagio da Covid-19. Tale procedura è finalizzata a permettere al datore di lavoro di adottare, su indicazione del medico competente e del RSPP, delle particolari misure di tutela per i predetti lavoratori cd. fragili. 

In aggiunta a ciò, la Regione invita i datori di lavoro ad inviare una comunicazione, di cui trovate in allegato un modello, rivolta a tutti i propri dipendenti nella quale, dopo aver elencato le categorie di soggetti a rischio individuate dall’INAIL secondo i criteri stabiliti dal Ministero della Salute, si invitano coloro i quali ritengano di essere ricompresi nelle predette categorie a consultare il proprio medico di base, uno specialista o il medico competente al fine di verificare l’effettiva suscettibilità della propria condizione. 

Di particolare interesse risulta anche la sezione dedicata ai test diagnostici sui luoghi di lavoro. 

Nonostante al momento non vi sia la possibilità per il datore di lavoro di effettuare in alcun modo dei test diagnostici volti a verificare l’eventuale positività del lavoratore al Covid-19, la Regione preannuncia ufficialmente l’intenzione di attivare una ricerca epidemiologica sul proprio territorio, nell’ambito della quale, detti test potranno essere effettuati, in coordinamento con il Dipartimento di Prevenzione e gli altri organismi sanitari pubblici, anche sui luoghi di lavoro. 

In attesa di conoscere le modalità e le tempistiche di impiego di quella che apparentemente potrebbe essere la migliore arma per il contrasto al contagio da Covid-19 sui luoghi di lavoro (e non), ovvero la possibilità di verificare in modo capillare ed efficace l’eventuale positività al virus, e soprattutto in attesa di conoscere il contenuto del decreto legge di (speriamo) prossima deliberazione

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