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QUANDO DEL GREEN PASS SI FA UNA MALATTIA

News | 25 Ottobre 2021 | Daniele Compagnone

Sul Piccolo e sul Messaggero Veneto, l’avv. Daniele Compagnone ha approfondito il tema dei possibili risvolti sia sul piano lavorativo sia su quello penale, del dilagante fenomeno delle malattie che a decorrere dal 15 ottobre stanno, in alcuni settori più che in altri, causando notevoli difficoltà organizzative alle imprese.

“L’auspicata fase terminale della pandemia sta portando con sé un vento di decisa restaurazione nelle relazioni umane, in generale, e così anche nei rapporti di lavoro, in particolare. Di certo, siamo da tempo usciti dalla convinzione che “andrà tutto bene”: i recenti scontri sul Green Pass ci hanno forse riportato alla realtà, anche se va registrata anche l’assunzione di responsabilità delle molte aziende che hanno deciso di pagare i tamponi dei propri dipendenti, confidando che ciò porti ad una rinnovata coesione. D’altra parte, l’addio allo smart working e il ritorno in presenza, accanto all’introduzione dell’obbligo di Green Pass al lavoro, sta portando i primi frutti avvelenati, non dissimili dai vizi che da sempre connaturano la patologia del rapporto di lavoro. Così, alla lunga lista di furbetti del cartellino (i lavoratori assenti che si fingono presenti, timbrando il badge) e di falsi malati (lavoratori assenti perché formalmente in malattia, ma in realtà impegnati in attività più amene, o più redditizie), si aggiunge un nuovo genere: i furbetti del Green Pass, con ciò alludendo al boom di assenti per malattia che sta interessando l’intero territorio nazionale dal 15 ottobre, data di entrata in vigore dell’obbligo della Certificazione al lavoro. Con ogni probabilità, si tratta soprattutto di lavoratori che, al momento, non hanno alcuna intenzione né di sottoporsi al vaccino, né a tampone. In questi casi, la legge è chiara: senza il Green Pass non solo non si entra in azienda, ma il rapporto di lavoro è sospeso, con perdita della retribuzione fino a quando non si ottiene la certificazione. Si è così tornati all’antico, vale a dire alla falsa malattia. Che però presenta elevati profili di rischio, sia dal punto di vista disciplinare (per il dipendente infedele), che penale (per il lavoratore come per il medico certificatore). Infatti, il lavoratore che si assenta simulando fraudolentemente la malattia viola gli obblighi di correttezza contrattuale e rompe il legame fiduciario con il datore, rischiando il licenziamento per giusta causa. Non solo. Sotto il profilo penale, la falsa malattia integra i reati di falsità ideologica in certificati, di truffa e, nel caso in cui si registri un boom sistematico di certificati da parte dei dipendenti di un’azienda operativa nei servizi pubblici, è possibile configurare anche l’interruzione di pubblico servizio. La Cassazione, peraltro, recentemente ha già avuto modo di chiarire come al malato immaginario sia addebitabile il falso in certificati nell’ipotesi in cui abbia “indotto in errore il soggetto chiamato ad emettere la certificazione medica, mediante una falsa rappresentazione di una malattia (o di sintomi) che di fatto sono risultati inesistenti”, mentre l’indebito conseguimento dell’indennità di malattia da parte dell’ente previdenziale integra il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato.

In regione, peraltro, la situazione attuale è particolarmente critica: al 15 di ottobre, alcune aziende si sono ritrovate, di punto in bianco, con una percentuale di assenze pari al 40-50% del personale in forze. Sempre dalle pagine di questo giornale si è appreso che alcune società di trasporto pubblico hanno dovuto sopprimere intere linee, con prevedibile disagio e disappunto degli utenti. Ora si cerca di porre rimedio e, soprattutto, di prevenire ulteriori abusi. A tal fine, in non poche occasione, si è deciso o comunque si sta seriamente valutando di interessare la Procura della Repubblica per verificare se, in concreto, l’exploit di assenze per malattia sia collegato alla commissione di uno o più dei reati sopra richiamati.

Con queste premesse, il gioco davvero non vale la candela: il consiglio è di conseguire il Green Pass, e di non farne una malattia. “

Daniele Compagnone

Messaggero Veneto del 23.10.2021

Il Piccolo del  24.10.2021

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