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INFORTUNI SUL LAVORO E MODELLI ORGANIZZATIVI

News | 27 Ottobre 2022 | Giulio Mosetti

Mai nulla a caso, verrebbe da dire… Pochi giorni prima della 72esima Giornata Nazionale in ricordo delle Vittime degli Incidenti sul Lavoro dello scorso 9 ottobre 2022, l’INAIL pubblicava gli open data sulle denunce di infortunio e di malattia professionale dei primi 8 mesi del 2022.

Dai dati pubblicati dall’INAIL emerge un aumento (+ 38,7% rispetto allo stesso periodo del 2021, anche se sarebbe interessante confrontare le ore lavorate nel 2022 con quelle dello stesso periodo del 2021) delle denunce di infortuni che ammontano a 484.561, delle quali 677 con esito mortale. A fronte, però, di poco meno di 500mila denunce si registra un sensibile calo (- 12,3%) degli infortuni mortali. In lievissimo aumento (+7,9%) le denunce di patologie di origine professionale denunciate.

Effettuata la necessaria “carrellata” di dati, non possiamo esimerci dall’analizzare gli stessi alla luce non solo della realtà concreta ma anche degli indici normativi di riferimento.

In altri termini, per affrontare una tematica complessa e delicata come quella della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro non è proficuo fare riferimento a valori assoluti – “slegati” dal contesto – ma occorre, invece, valutare i dati alla luce di indici di riferimento.

In realtà, a dispetto dei meri (ma sicuramente importanti) dati numerici non v’è chi non veda come il tema debba essere ormai patrimonio di tutti.

A ciò si aggiunga che la stessa INAIL – che presenta (in maniera “asettica”) dei dati in valore assoluto – sottolinea che “sarà necessario attendere un lasso di tempo maggiore per avere un quadro più dettagliato e completo”.

Parlare di quasi 500mila denunce di infortunio in assenza (per ammissione della stessa INAIL) di un “quadro dettagliato e completo” non esprime, è giusto sottolinearlo, la fotografia reale del fenomeno, sicuramente molto grave, e, proprio per questo, deve essere sottoposto ad un esame dettagliato e specifico.

I datori di lavoro, senza ombra di dubbio, devono essere i primi a adoperarsi al fine di creare un ambiente lavorativo che tenda sempre più a limitare al minimo la percentuale di rischio di infortunio ma, al contempo, vanno sostenuti laddove il loro comportamento, per essere veramente virtuoso, prevede indissolubilmente anche la necessaria compartecipazione di tutti i dipendenti e addetti ai lavori.

Sicuramente – come ho avuto modo di rilevare in altri contributi – non bisogna fermarsi alla mera critica alle novità normative (laddove ho sostenuto che il mero aumento delle sanzioni non è la sola strada da percorrere), ma occorre adoperarsi per “trovare delle opportunità” e degli spunti di crescita anche in disposizioni normative che – ad una prima lettura – parrebbero draconiane.

Ritengo, quindi, che rivolgersi solo ai datori di lavoro (che – beninteso – devono, per primi, attivarsi) non sia né possa essere la soluzione. Ci sono, infatti, altri soggetti responsabili che ruotano attorno a questi episodi drammatici e che devono partecipare attivamente all’impedimento degli stessi. Trattasi dei lavoratori dipendenti, dei preposti (nel nuovo e strategico ruolo proprio alla luce della L. 215/2021 menzionata nelle righe precedenti), dei dirigenti della sicurezza e di tutti i consulenti che ogni giorno operano in tale settore a supporto delle aziende. Queste ultime devono essere accompagnate nel percorso di creazione di una cultura della sicurezza da tutti coloro che in esse vivono e che da esse traggono il loro reddito.

Lo strumento che, in concreto, può essere utilizzato per “calare” la normativa in tema di salute e sicurezza nella realtà aziendale è, ancora una volta, il Modello di Organizzazione. Quest’ultimo – a parere di chi scrive – rappresenta uno scudo importantissimo per le imprese in quanto garantisce la compliance aziendale a 360gradi, non solo nell’importante ambito della salute e sicurezza.

Il Modello 231, il risk assessment, i protocolli e il codice etico, da soli, però, non bastano: solo con collaborazione (elemento necessario ed indispensabile) e la partecipazione consapevole e convinta di tutti il futuro potrà essere migliore.

Giulio Mosetti 

Messaggero Veneto 27 ottobre 2022

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