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Vaccino Covid19 : È legittimo rifiutarsi di farlo ma possono scattare sanzioni

Emergenza COVID | 9 Gennaio 2021 | Daniele Compagnone

Si allarga il dibattito sull’obbligatorietà, o meno, di questa pratica sanitaria contro il Covid. Per il giuslavorista friulano Daniele Compagnone il “no” immotivato può essere punito.

Rifiutare di vaccinarsi è legittimo, finché non ci sarà una legge che lo renda obbligatorio. Questo però non esclude la possibilità di sanzioni disciplinari a carico dei lavoratori che si sottraggano alla somministrazione del vaccino contro il Covid-19, in particolare nel caso di operatori sanitari o sociosanitari. A meno che il loro rifiuto non si basi su un giustificato motivo, come ad esempio l’esistenza di allergie. Ne è convinto l’avvocato giuslavorista friulano Daniele Compagnone, che ritiene percorribile la strada del provvedimento disciplinare. 

«È un’ipotesi che sarei pronto a supportare, su richiesta di un’azienda, mentre mi sentirei di escludere, vista l’attuale legislazione, la soluzione estrema del licenziamento, contraria a mio avviso dall’articolo 32 della Costituzione, in base al quale nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge».Una legge che renda obbligatoria la vaccinazione contro il Covid, come noto, non c’è. Né potrebbe essere sostituita da una fonte normativa di livello inferiore come un Dpcm (o un’ordinanza regionale) vista la riserva di legge prevista dall’articolo 32 della carta costituzionale. Da qui la perplessità di Compagnone sull’ipotesi di licenziamento, pure ritenuta ammissibile da voci autorevoli come quella del giuslavorista Pietro Ichino o del magistrato Raffaele Guariniello. «Sempre l’articolo 32 – spiega ancora Compagnone – prevede che la Repubblica tuteli la salute come diritto fondamentale. Tutela che può anche richiedere provvedimenti di natura eccezionale e che potrebbe essere considerata prevalente rispetto al principio della libertà di cura, in una situazione come quella attuale. 

Nonostante questo, e nonostante le autorevoli voci a favore di questa tesi, il ricorso al licenziamento mi sembra difficilmente sostenibile, vista l’attuale legislazione». Questo, per Compagnone, non significa che il rifiuto di vaccinarsi debba restare senza conseguenze per il lavoratore. «Considerato che esiste anche una responsabilità nei confronti degli utenti – dichiara l’avvocato – e che in base all’articolo 20 del decreto 81/2008 sulla sicurezza il dipendente è tenuto a collaborare con il datore di lavoro nel rispetto e nell’osservanza delle prescrizioni a tutela della salute e sicurezza, mi sentirei di considerare giustificati provvedimenti come la sospensione dal lavoro o anche, in caso di contagio, della retribuzione. Questo a patto che il lavoratore sia adeguatamente informato sulla possibilità di vaccinarsi e che ci sia il coinvolgimento del medico competente». Il ricorso a sanzioni, per Compagnone, è da ritenere giustificato soprattutto nel caso di operatori a rischio come quelli impegnati nella sanità, nelle case di riposo o nell’assistenza domiciliare: «La mancata vaccinazione, oltre a esporre il lavoratore a un maggiore rischio di contrarre la malattia, nel loro caso può essere causa di conseguenze gravi anche per l’azienda e per gli utenti, tanto più se si parla di categorie fragili come anziani o malati». 

Da qui la convinzione che una sanzione anche pesante nei confronti del lavoratore possa essere giustificata e reggere a eventuali ricorsi in sede giudiziaria. Compagnone, infine, si dice scettico sull’ipotesi che la mancanza di certezze scientifiche e statistiche sull’efficacia degli attuali vaccini contro il Covid-19 possa contribuire ad attenuare le responsabilità del lavoratori “renitenti”. «La salute – spiega – è un diritto fondamentale e i vaccini attualmente disponibili hanno ottenuto le autorizzazioni richieste. Escludo pertanto – conclude il giuslavorista udinese – che atteggiamenti o convinzioni personali sull’efficacia di questo vaccino o della vaccinazione in generale possano essere elementi fatti valere davanti a un giudice del lavoro»

Riccardo De Toma
Messaggero Veneto – 09.01.2021

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