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DPCM 26 aprile 2020 e novità apportate dalla legge di conversione del decreto cura italia

Emergenza COVID | 27 Aprile 2020 | Studio Legale MC

Carissimi tutti,

nella giornata odierna, infatti, Governo, i sindacati e imprese hanno firmato un protocollo per garantire la sicurezza negli ambienti di lavoro in vista della fase di progressiva riapertura delle attività che dovrebbe cominciare il 4 maggio prossimo. 

In particolare, viene evidenziato che, dopo una lunga trattativa, le parti hanno raggiunto l’accordo per aggiornare il documento del 14 marzo scorso.

Ebbene, occorre sin d’ora evidenziare, che dalla lettura del protocollo  allegato, in buona sostanza, tutte queste grandi novità annunciate non ci siano.

Ma andando con ordine, è opportuno sottolineare che tale accordo prevede che “la prosecuzione delle attività produttive può avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione. La mancata attuazione del protocollo determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza“.

Pertanto, nei confronti delle aziende inadempienti si potrà disporre anche la riduzione o sospensione temporanea delle attività.

Le novità rispetto al protocollo precedente possono essere così riassunte:

– Rientro in azienda per i positivi solo con il tampone negativo

Il protocollo in esame prevede che l’ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi all’infezione da Covid 19 dovrà essere preceduto da una comunicazione con allegata la certificazione medica da cui risulti la “avvenuta negativizzazione” del tampone rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza. Come vedremo nel prossimo paragrafo inoltre a tale certificazione seguirà inoltre una visita di idoneità da parte del medico competente prima del rientro effettivo in azienda.

Problematica la disposizione che senza mezzi termini vieta l’accesso in azienda a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al Covid-19 o provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’Oms. 

Questo sia perché non definisce la natura di questi contatti (non c’è ad esempio il riferimento al c.d. “contatto stretto”) sia perchè rischia di lasciare a casa numerose schiere di lavoratori (anche se ad esempio pr essi l’ASL non ritenesse di disporne la quarantena) laddove il contato con un positivo sia avvenuto proprio all’interno dell’azienda, ove un collega sia risultato poi positivo al Covid. 

Va detto tuttavia, che sempre nello stesso Protocollo, a pag. 13, al punto 11 nel paragrafo “Gestione di una persona sintomatica in azienda”, nel prevedere che il Datore di lavoro fornisca all’Asl i nominativi dei dipendenti che abbiano avuto contatti stretti con un soggetto poi risultato positivo, prevede altresì che questi potrà (ma non dovrà) chiedere questi stessi soggetti di lasciare cautelativamente lo stabilimento e comunque “secondo le indicazioni dell’autorità”.

Si tratta in buona sostanza di un caso di pessimo coordinamento tra disposizioni dello stesso documento.

Nella pratica, si consiglia di seguire le indicazioni dell’autorità sanitaria che normalmente seguono alla comunicazione da parte del datore di lavoro della lista dei soggetti che hanno avuto contatti stretti con il contagiato ed alla qualificazione di questi contatti. Nella pratica infatti, in queste settimane, abbiamo potuto verificare che l’ASL (in maniera intelligente) non abbia provveduto indiscriminatamente a disporre la quarantena per tutti i colleghi con cui un contagiato sia venuto effettivamente in contatto.  

– Rafforzato il ruolo del medico competente

Il medico competente dovrà segnalare all’azienda situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti e l’azienda provvede alla loro tutela nel rispetto della privacy.

È opportuno segnalare però che nulla si dice in concreto in merito alla gestione concreta della presenza di queste persone in azienda.

La palla viene lasciata quindi nelle mani del datore di lavoro, con tutto ciò che ne può conseguire in termini di responsabilità civili o penali, in caso le misure adottate nel concreto dovessero risultare sufficienti ad impedire il rischio di contagio

Inoltre, per il reintegro progressivo di lavoratori dopo l’infezione, il medico competente, dopo che è stato presentato il certificato che attesta il tampone negativo rilasciato dal dipartimento di prevenzione competente, dovrà effettuare la visita medica precedente alla ripresa del lavoro, per verificare l’idoneità alla mansione e profili specifici di rischiosità.

– Orari differenziati, turnazione e riposizionamento nei luoghi di lavoro

Andrà ridefinita l’articolazione del lavoro con orari differenziati che favoriscano il distanziamento sociale, riducendo il numero di presenze in contemporanea nel luogo di lavoro, e prevenendo assembramenti all’entrata e all’uscita con flessibilità di orari.

Dovrà essere previsto un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili.

Inoltre, viene indicato genericamente che per gli ambienti dove operano più lavoratori contemporaneamente potranno essere trovate soluzioni innovative come, ad esempio, il riposizionamento delle postazioni di lavoro adeguatamente distanziate tra loro ovvero, analoghe soluzioni.

Pertanto, si potranno introdurre barriere di separazione con pannelli in plexiglas o mobilio, o ricavare spazi da uffici inutilizzati (come le sale riunioni, dal momento in cui si prevede il ricorso di norma a riunioni in videoconferenza, essendo sostanzialmente vietate quelle che richiedono la presenza delle persone).

– Limiti all’accesso di fornitori esterni

Per l’accesso di fornitori esterni dovranno essere individuate specifiche procedure di ingresso, transito e uscita, con percorsi e tempistiche predefinite, per ridurre le occasioni di contatto con il personale impiegato nei reparti o uffici aziendali.

Infine, novità sul Comitato

Già il precedente protocollo aveva previsto la costituzione di un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS. 

Ma laddove, per la particolare tipologia di impresa e per il sistema delle relazioni sindacali, non si desse luogo alla costituzione di comitati aziendali, verrà istituito, un Comitato Territoriale composto dagli Organismi Paritetici per la salute e la sicurezza, laddove costituiti, con il coinvolgimento degli RLST e dei rappresentanti delle parti sociali. 

Infine, si prevede che potranno essere costituiti, a livello territoriale o settoriale, ad iniziativa dei soggetti firmatari del Protocollo, comitati per le finalità del Protocollo, anche con il coinvolgimento delle autorità sanitaria locali e degli altri soggetti istituzionali coinvolti nelle iniziative per il contrasto della diffusione del COVID19. 

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Come già accennato all’inizio poche, troppo poche e soprattutto poco pratiche (o in alcuni casi già ampiamente in essere, mi riferisco alle entrate ed alle uscite scaglionate o banali, l’utilizzo di uffici inutilizzati??) sono le novità introdotte in questo Protocollo.

Preme, infatti, rilevare come nonostante le anticipazioni giornalistiche lo dessero per certo, non si rinviene nel documento de quo alcun accenno al possibile utilizzo dei test sierologici.

Rischia ancora una volta di creare confusione il riferimento all’utilizzo preferenziale di ferie, permessi, rol che se andava bene in un contesto quale era quello del 14 marzo ove non erano stati ancora introdotti gli ammortizzatori sociali con causale Covid, adesso avrebbe dovuto essere del tutto abbandonato.

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In ogni caso, si dovrà mettere mano ai protocolli già varati in ossequio al Protocollo del 14 marzo al fine di recepirne le poche modifiche soprattutto in relazione alla procedura di ripresa dell’attività lavorativa da parte di un soggetto contagiato che risulti guarito.

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Ci permettiamo infine in questa sede, anche alla luce di queste disposizioni non proprio dotate di concretezza e per nulla esaustive, di suggerire l’integrazione del Modello di Organizzazione Gestione e Controllo ai sensi del D. lgs. 231/01, laddove l’impresa se ne sia dotata. 

Ciò al fine di porre l’Azienda al riparo da responsabilità che dovessero conseguire ad infortuni sul lavoro a causa di contagio Covid. 

Si tratta nel concreto di aggiornare i protocolli relativi alle lesioni ed all’omicidio colposo commessi con violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (in particolare, cfr. l’art. 25 septies d.lgs. 231/01), recependo nel modello stesso il protocollo per la gestione del rischio di contagio da Covid.

Da aggiornare sarà poi anche il codice disciplinare normalmente allegato a questi modelli, indicando come forieri di responsabilità di disciplinare, tutti quei contegni posti in essere dai lavoratori in violazione delle disposizioni adottate dall’azienda per ridurre il rischio del contagio (ad es. mancato utilizzo delle mascherine o degli altri d.p.i., assembramenti non autorizzati, ecc.).

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