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DECRETO SOSTEGNI PERCEZIONE DI CONTRIBUTI E RESPONSABILITA’ 231

News | 14 Aprile 2021 | Giulio Mosetti

Il presente intervento, pur nella sua sinteticità (la materia inerente la responsabilità degli enti è, oltre che in divenire, delicata e complessa), vuole sottolineare il sempre più specifico interesse che il nostro Legislatore (e con lui la Magistratura) pone sull’argomento.

Non v’è, invero, più alcun dubbio su come gli interventi normativi e quelli giurisprudenziali, ogni giorno ormai, puntino a “sensibilizzare”, sempre più, le aziende (e gli Enti in generale) ad una concreta presa d’atto dell’esistenza di un sistema comportamentale di regole precise all’interno di tali strutture complesse.

Proprio in tale contesto e proseguendo lungo detta direzione, con il recente Decreto Legge n. 41 del 22 marzo 2021 c.d. decreto Sostegni è stato introdotto dal Governo un nuovo contributo a fondo perduto destinato a sostenere le attività economiche danneggiate dall’emergenza da Covid-19. Il contributo ai titolari di partite IVA che esercitano attività d’impresa e di lavoro autonomo o che sono titolari di reddito agrario ed è commisurato alla diminuzione del fatturato medio mensile verificatosi durante l’intero anno 2020 rispetto al 2019.

A differenze del precedente decreto Ristori (D.L. 34/2020 convertito con L. n. 77/2020), in cui erano previsti precisi riferimenti al codice penale nel caso in cui il beneficiario avesse comunicato dati non veritieri, o avesse ottenuto o provato ad ottenere il contributo di cui non poteva beneficiare, nel nuovo decreto Sostegni il legislatore all’art.1 comma 8 si è limitato a rinviare alle precedenti disposizioni (art. 25 commi da 9 a 14 d.l. 34/2020) senza rimarcare, pertanto, le conseguenze negative nel caso di percezione di contributi non spettanti.

Ciò, specie ad un lettore meno attento/avveduto, potrebbe ingenerare l’idea di una assenza di conseguenze nel caso di proposizione della domanda volta al percepimento del nuovo contributo.

In realtà così non è, infatti, come già evidenziato, restano validi tutti i riferimenti del precedente Legislatore.

Nel caso di specie, in particolare, il soggetto che presenti una dichiarazione o documenti non veritieri o falsi ovvero non rientri all’interno del catalogo dei beneficiari e consegua indebitamente il contributo erogato dallo Stato è punibile ai sensi del 316 ter c.p. rubricato “indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”.

Inoltre, la non spettanza potrà derivare anche dal mancato superamento della verifica antimafia che viene effettuata mediante autocertificazione, secondo quanto stabilito dalle norme richiamate nel comma 9 dell’art. 25 D.L. 34/2020.

La stessa Agenzia delle Entrate, organo deputato al controllo delle dichiarazioni rese dal soggetto attraverso gli artt. 31 e seguenti del DPR 600/1973 in materia di accertamento delle imposte sui redditi, con la recente guida pubblicata (e qui allegata) ha ricordato ai contribuenti proprio il rischio di incappare nella violazione dell’art. 316 ter c.p. che potrebbe scaturire dai controlli che verranno effettuati.

La condotta presa in considerazione da tale norma, infatti, consiste proprio nell’utilizzo o nella presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero nell’omissione di informazioni dovute, a cui consegue la percezione indebita di contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici. La pena principale, prevista dal comma 1, è quella della reclusione da sei mesi a tre anni.

Tuttavia, quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a 3.999,96 euro si applica soltanto la sanzione amministrativa da 5.164 a 25.822 euro; sanzione che non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito.

In ogni caso è opportuno precisare che al fine di configurare tale reato occorre che l’agente realizzi volontariamente la condotta illecita (cioè, la presentazione di una dichiarazione non veritiera, ad esempio omettendo volutamente una informazione rilevante), essendo consapevole della falsità o comunque dell’incompletezza di quanto affermato e della rilevanza della stessa rispetto alla procedura di erogazione.

A inasprire ulteriormente il quadro sanzionatorio sopra delineato, in caso di contributo erogato, è l’art. 322 ter c.p. che prevede, con riguardo al reato in esame, che nel caso di condanna o patteggiamento è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, anche per equivalente (ossia per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto).

Fino qua “nulla di nuovo sotto il sole”.

Il di più, che non bisogna assolutamente trascurare soprattutto in un contesto aziendale, è rappresentato dal fatto che l’indebita percezione è imputabile anche alla persona giuridica (o all’Ente in generale) e, conseguentemente, la responsabilità (visto il vantaggio derivante alla stessa) imputabile è sicuramente anche quella di cui al D. Lgs. 231/01.

ecco, quindi, scattare il (ormai consolidato e solito) c.d. doppio binario sanzionatorio (Illecito penale ex art. 316 ter c.p. per il legale rappresentante e responsabilità ex 231 per la Società).

Come noto, invero, l’art. 316 ter c.p. rientra nell’elenco a pieno titolo nella famiglia (sempre più numerosa)

dei reati presupposto del D. lgs 231/2001.

Pertanto, la società ove abbia percepito un contributo a fondo perduto non spettante potrebbe subire gravi conseguenze economiche e operative.

Sul punto si ricorda che ai sensi dell’art. 24 D. lgs 231/01 alla società si applica, in caso di commissione del reato presupposto, una sanzione pecuniaria che può arrivare fino a € 929.400,00 sanzioni interdittive (divieto di contrattare con la P.A., esclusione agevolazioni – finanziamenti – contributi o sussidi ovvero revoca di quelli già concessi), confisca per equivalente e pubblicazione della sentenza.

L’unico strumento di “salvezza” per la Società, pertanto, è rappresentato dall’adozione e, soprattutto, dalla concreta attuazione di un Modello Organizzativo idoneo e un sistema di controllo interno efficiente che consenta di intercettare la mendacità della richiesta e permetta di revocare la richiesta prima dell’erogazione.

Ultimo, ma non ultimo, esempio di quanto il sistema comportamentale previsto e stabilito dalla normativa in esame entri, ormai, a pieno titolo nelle “dotazioni” necessarie del sistema azienda.

Giulio Mosetti 

14/04/2021

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