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Decreto Sostegni Bis in pillole per la funzione HR

Emergenza COVID | 26 Maggio 2021 | Studio Legale MC

Dopo la fine del braccio di ferro sul nodo licenziamenti, nella notte è stato pubblicato in GU il decreto sostegni bis, d.l. 73/2021.

Di seguito le misure sulle quali poniamo la vostra attenzione in quanto in effetti utili per programmare l’allocazione delle risorse per quanto concerne la funzione risorse umane.

Contratto di espansione (art. 39) Con il decreto Sostegni-bis il contratto di espansione ottiene un potente incentivo: diventa utilizzabile per quest’anno nelle imprese che raggiungono la soglia di 100 dipendenti. Con la modifica prevista, quindi, anche le aziende di minori dimensioni possono accompagnare i dipendenti a pensione e attivare programmi di riqualificazione con ricorso alla Cigs. Questo strumento serve a gestire i processi di riorganizzazione della forza lavoro (che prevedano la contemporanea uscita ed entrata di personale, oltre a dei percorsi formativi), e può essere affiancato da un periodo di cassa integrazione straordinaria. La soglia numerica si calcola considerando i lavoratori occupati mediamente nel semestre precedente alla data di sottoscrizione del contratto, includendo nella base di computo gli addetti con qualunque qualifica e tipologia contrattuale. L’accordo è siglato con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale – e con le loro Rsa o con la Rsu ove presenti – e deve contenere alcuni elementi specifici. Il primo consiste nel numero delle persone da assumere e i relativi profili professionali interessati da piani di reindustrializzazione o riorganizzazione, con la relativa programmazione temporale delle assunzioni, e l’indicazione della durata a tempo indeterminato dei contratti di lavoro (si può ricorrere anche al contratto di apprendistato professionalizzante). Accanto alla pianificazione delle assunzioni, il contratto deve indicare la riduzione complessiva media dell’orario di lavoro, il numero dei dipendenti interessati da percorsi formativi relativamente alle professionalità in organico, nonché il numero dei lavoratori che – avendo una distanza non superiore a 60 mesi dal pensionamento di vecchiaia o anticipato – lasciano l’impiego per accettare uno scivolo mensile che li accompagna alla pensione. Infine, il contratto di espansione deve riportare la stima, ai fini del monitoraggio delle risorse finanziarie, dei costi previsti a copertura dei benefici previsti dall’accordo. I lavoratori che lasciano l’attività percepiscono un’indennità mensile di accompagnamento alla pensione, la cui entità è commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Tale somma viene pagata dall’Inps, dietro provvista finanziaria del datore di lavoro, alla sua liquidazione. In questo modo, il dipendente che lascia prima il lavoro percepisce, fino alla maturazione della pensione, una somma vicina al valore del suo futuro trattamento pensionistico. Possono essere coinvolti nella procedura tutti i lavoratori a tempo indeterminato, compresi apprendisti e dirigenti; per l’adesione all’accordo è richiesto un esplicito consenso individuale, che dovrà essere seguito da un accordo di risoluzione consensuale con cui il rapporto di lavoro dovrà essere risolto (entro il 30 novembre 2021).

CIGS per Covid (art. 40, comma 1), viene introdotta, accanto alla CIGS prevista in via generale dal d.lgs. 148/2015, uno forma speciale e senz’altro vantaggiosa per lavoratori e aziende, di CIGS per Covid destinata a quelle imprese che abbiano fatto registrare, primo semestre 19 su primo semestre 21, un calo di fatturato del 50%.  In questo caso, previo accordo sindacale, è possibile procedere a riduzione dell’attivita’ lavorativa dei lavoratori in forza alla data di entrata in vigore del decreto finalizzati al mantenimento dei livelli occupazionali nella fase di ripresa delle attivita’ dopo l’emergenza epidemiologica, per una durata massima di 26 settimane nel periodo tra la data di entrata in vigore del presente decreto e il 31 dicembre 2021. La riduzione media oraria non puo’ essere superiore all’80 per cento dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati dall’accordo. collettivo. Per ciascun lavoratore, la percentuale di riduzione complessiva dell’orario di lavoro non puo’ essere superiore al 90 per cento nell’arco dell’intero periodo per il quale l’accordo collettivo di cui al presente comma e’ stipulato. Ai lavoratori impiegati a orario ridotto ai sensi del presente comma e’ riconosciuto un trattamento speciale di integrazione salariale, in misura pari al 70 per cento della retribuzione globale che sarebbe loro spettata per le ore di lavoro non prestate, senza l’applicazione dei limiti di importo previsti dall’articolo 3, comma 5 del decreto legislativo 4 settembre 2015, n. 148, e la relativa contribuzione figurativa. Per i trattamenti de quibus non e’ dovuto dal datore di lavoro alcun contributo addizionale.

Al posto della CIGO COVID (le 12 settimane del d.ls sitegni finiscono al 30.06) e in alternativa rispetto al FIS COVID e alla CIGD COVID (le 36 settimane finiscono al 31.10) sarà possibile accedere alla CIGO ovvero alla CIGS secondo le disposizioni degli art. 11 e 21 del d.lgs. 148/2015, senza il versamento di alcun contributo addizionale sino al 31.12.2021 (art. 40, comma 3). In questo caso continuerà ad essere interdetto il licenziamento per gmo e/o collettivo sino alla durata di utilizzo dell’ammortizzatore. Questo strumento si ritiene possa essere utile per le imprese multilocalizzate in CIGD per accedere alla CIGS a condizioni più favorevoli rispetto a quelle ordinarie, attivando finalmente un ammortizzatore sociale che consenta una gestione più strutturata del periodo post emergenziale. In buona sostanza questo comma è frutto del compromesso tra la posizione più rigida portata in cdm dal Ministro Orlando (che prorogava il blocco dei licenziamenti per le imprese in area CIGO al 28.8) e di quella più liberale di Confindustria, insorta all’indomani della bozza del dl che conteneva la proroga del blocco. Per le imprese in area FIS e CIGD si rammenta che il blocco perdura comunque sino al 31.10.21 (avendo le medesime a disposizione 28 settimane dal 01.04 al 31.12.2021)-

Contratto di rioccupazione (art. 41), dal 1.07.2021 e fino al 31.10.2021 è possibile stipulare il contratto c.d. di rioccupazione. Si tratta di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato diretto a incentivare l’inserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori in stato di disoccupazione. Condizione per l’assunzione e’ la definizione di un progetto individuale di inserimento, finalizzato a garantire l’adeguamento delle competenze professionali del lavoratore stesso al nuovo contesto lavorativo. Il progetto individuale di inserimento ha una durata di sei mesi. Al termine del periodo di inserimento le parti possono recedere dal contratto con preavviso decorrente dal medesimo termine. Se nessuna delle parti recede il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. E’ previsto per i datori di lavoro che danno corso a questo tipo di assunzioni, per un periodo massimo di sei mesi, l’esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi INPS nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile. Possano accedere a questi benefici le imprese che non abbiano proceduto, nella medesima unità operativa a riduzioni di personale per gmo o per licenziamento collettivo, nei sei mesi precedenti. Il licenziamento intimato durante o al termine del periodo di inserimento e/o il licenziamento, nel medesimo periodo, di altri lavoratori svolgenti le medesime mansioni ed aventi il medesimo livello di inquadramento nell’ambito della medesima unità operativa, comporta la revoca dei benefici.

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