Al momento stai visualizzando D.l. 14.08.2020 n. 104 dl agosto

D.l. 14.08.2020 n. 104 dl agosto

Emergenza COVID | 15 Agosto 2020 | Studio Legale MC

Carissimi tutti,

ieri finalmente è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il d.l. agosto, che alleghiamo.

Ad una prima e ferragostana lettura delle disposizioni concernenti il mercato del lavoro (art. 1 – 27), tenuto anche conto che gran parte delle misure erano state ampiamente annunciate, si può osservare che:

Estensione della CIGO, FIS, CIGD Covid-19 (art. 1)

Le imprese che hanno necessità di sospendere o ridurre l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, possono presentare domanda di concessione dei trattamenti di CIG, assegno ordinario e CIGD, per una durata massima di 9 settimane, incrementate di ulteriori 9 settimane, riconosciute esclusivamente ai datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato il precedente periodo previsto dal d.l. Cura Italia (ossia le 18 settimane, 9 + 5+ 4).

Le complessive 18 settimane devono essere collocate nel periodo ricompreso tra il 13 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020.

Qui la norma reca un primo inciso che lascia alquanto perplessi laddove prevede che i periodi di cigo, fis, cigd covid, anche se già autorizzati sulla scorta del d.l. cura italia ed in corso alla data del 12.7 vengono computasti nelle prime 9 settimane previste dallo stesso art. 1: nella sostanza le imprese che, evidentemente potendoselo permettere, hanno fatto un impiego virtuoso della Cassa, fruendone solo per periodi e non hanno quindi esaurito integralmente le 18 settimane, vengono a perdere i periodi alla data del 12 luglio residui.

Sotto altro profilo invece le imprese che ricorreranno al secondo “blocco” di 9 settimane previste dall’art. 1 in commento dovranno versare un contributo addizionale determinato sulla base del raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre 2019, pari:

· 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, per i datori di lavoro che hanno avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20%;

· 18% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, per i datori di lavoro che non hanno avuto alcuna riduzione del fatturato.

Ai fini dell’accesso alle ulteriori 9 settimane, il datore di lavoro deve presentare all’INPS domanda di concessione nella quale autocertifica la sussistenza dell’eventuale riduzione del fatturato.

Le domande devono essere presentate all’I.N.P.S. entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto luogo la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. In fase di prima applicazione il termine e fissato alla fine del mese successivo a quello di entrata in vigore del decreto.

Esonero contributivo per chi non richiede la CIG COVID-19 (art. 3)

Per le Imprese che non richiederanno l’estensione dei trattamenti di cassa integrazione (art. 1) verrà riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per un massimo di 4 mesi, entro il 31 dicembre 2020 nei limiti del doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei mesi di maggio e giugno 2020. L’esonero è consentito anche alle imprese che hanno fruito della cassa nel mese di luglio 2020.

Sgravi contributivi per le nuove assunzioni (art. 6)

Il Governo ha introdotto uno sgravio contributivo totale, pari a 8.060 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile, per chi assume lavoratori a tempo indeterminato. La durata dell’esonero è di 6 mesi.

L’assunzione deve avvenire entro il 31 dicembre 2020.

Lo sgravio è riconosciuto anche nei casi di trasformazione del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato in contratto di lavoro a tempo indeterminato successiva alla data di entrata in vigore del provvedimento.

Proroga contratti a termine senza causale ed abrogazione proroga automatica (art. 8)

E concessa la possibilità rinnovare o prorogare, per una sola volta e per un periodo massimo di 12 mesi (fermo restando il limite complessivo di 24 mesi), i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato anche in assenza di causale.

Viene abrogato il contestatissimo comma 1 bis dell’art. 93 del d.l. rilancio introdotto dalla legge di conversione (il quale se ha avuto vita brevissima, senz’altro danni li ha provocati): la norma, come ricorderete imponeva al datore di lavoro di prorogare in automatico i contratti a termine in essere al 17 luglio 2020, per una durata corrispondente al periodo che tali rapporti erano stati precedentemente sospesi per cassa o ferie legate al COVID.

Blocco dei licenziamenti (art. 14)

Per i datori di lavoro che non hanno integralmente fruito della cassa integrazione o dell’esonero dai contributi previdenziali resta precluso l’avvio delle procedure di licenziamento individuali e collettive fino all’esaurimento degli ammortizzatori stessi (e quindi fino allo scadere delle 18 settimane decorrenti dal 12 luglio).

Queste disposizioni non si applicano in caso di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa ovvero nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale (disposizione questa che desta non poche perplessità, ritenendo poco probabile che i sindacati acconsentano a riduzioni di personale), ovvero accordi individuali di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo.

Download materiali