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CON IL LAVORO AGILE VINCONO TUTTI

News | 21 Dicembre 2021 | Giulio Mosetti

Sul Protocollo per il lavoro agile sottoscritto lo scorso 7 dicembre dai sindacati e dalle principali associazioni datoriali si è già scritto moto. Forse, però, è possibile riflettere ancora, discosatandoci dal mero dato normativo e guardando al futuro del fare impresa e del fare relazioni industriali.

A mio avviso, il Protocollo è importante, infatti, anche perché assegna alla contrattazione collettiva – e quindi al dialogo tra le parti sociali – un ruolo non riconosciuto dalla legge 81/2017 che istitutiva lo smart working.

La dimostrazione è data dal fatto che le norme iniziali, così come quelle di chiusura, richiamano espressamente gli accordi sindacali: l’articolo 1 stabilisce che il Protocollo è chiamato a esprimere linee di indirizzo per la contrattazione collettiva nazionale, aziendale e/o territoriale, affidando a questa l’attuazione dei principi nei diversi contesti produttivi;  con l’articolo 15, le Parti chiedono al legislatore di riconoscere un incentivo pubblico alle aziende che regolamentino il lavoro agile con un accordo di secondo livello, favorendo la sostenibilità ambientale e sociale. D’altra parte, nelle premesse, le stesse Parti sociali si danno atto che il lavoro agile rappresenta “un grande impulso al raggiungimento degli obiettivi personali e organizzativi”, volto a soddisfare l’interesse del lavoratore (perché consente “una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”) e del datore di lavoro (perché permette “una organizzazione più produttiva e snella”). In buona sostanza: il lavoro agile, se correttamente calato nel territorio, declina un nuovo modo di fare impresa, permettendo di conciliare valori – quelli dell’impresa e dei suoi dipendenti – fino a oggi tradizionalmente rappresentati come opposti, e il suo sviluppo è rimesso allo strumento della contrattazione collettiva, preferibilmente di tipo aziendale o territoriale. Se è cosi, è evidente come mutino anche le dinamiche tra imprese e lavoratori: affinché ciascuno possa veder soddisfatte le proprie esigenze, con la collaborazione dell’altro, diventa interesse di tutti raggiungere il miglior accordo possibile sullo smart working, tenendo conto delle peculiarità della singola impresa. Il lavoro agile, attraverso il motore della contrattazione collettiva, diventa un veicolo che, a pieno regime, consente allo stesso tempo di incrementare  produttività aziendale e work life balance.

Di conseguenza, le stesse relazioni industriali, nelle regolamentazione del lavoro agile, saranno orientate verso una filosofia “win win”, delineando una negoziazione che, da competitiva o anche conflittuale, diviene cooperativa. L’impresa ricerca una migliore produttività, il lavoratore la conciliazione dei tempi del lavoro con quelli del privato: il lavoro agile, se correttamente regolato, permette il soddisfacimento di entrambi gli obiettivi.

La contrattazione aziendale, che ha il polso della realtà aziendale e delle istanze dei dipendenti, ha le potenzialità per calare lo smart working nel caso concreto. in un confronto dal quale impresa e lavoratori potrebbero uscire vincenti, insieme.

Giulio Mosetti 

Messaggero Veneto 21 dicembre 2021 

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